Rinascita e messa in sicurezza del complesso monumentale danneggiato dal sisma del 2016.
CITTÀ
Camerino - MC
periodo di realizzazione
2019
Il complesso monumentale della Rocca d’Ajello, edificato a partire dal XII secolo dai Duchi di Varano, sorge sul crinale collinare di Camerino e articola un sistema di corpi edilizi connessi, comprendente il volume principale, le torri, la chiesa di San Biagio e un giardino all’italiana. La costruzione, caratterizzata da paramenti in pietra di arenaria squadrata, solai voltati e in legno, coperture in legno e laterizio, si innesta in un paesaggio rurale di alto pregio, con vincolo monumentale e tutela diretta. Tra il 1260 e il 1280 Gentile I da Varano fece edificare le due torri della Rocca, parte di un “scacchiere” fortificato che collegava a vista altre rocche e presidi, controllando il fiume Potenza, la conca del Palente e la gola verso Torre Beregna. Nel 1382 Giovanni da Varano “Spaccaferro” consolidò la difesa con una linea di circa 12 km (la cosiddetta “Tagliata” o “Intagliata”), integrando torri, castelli e opere di terra. La trasformazione del complesso fu completata nel 1475 da Giulio Cesare da Varano. Nel 1502 l’inventario dei beni redatto da Cesare Borgia definì Ajello “Villa con Rocca”; dopo la fine della signoria varanesca il bene passò allo Stato della Chiesa e quindi a varie famiglie fino ai Vitalini nell’Ottocento. Gli eventi sismici del 2016 hanno generato dissesti estesi: il corpo principale nella parete nord-ovest (lunga oltre 45 metri ed alta circa 15 metri) presentava un leggero fuori piombo con interessamento di parte della parete ovest nel punto di connessione, sconnessioni agli spigoli delle torri, espulsione di travi lignee, lesioni nei controsoffitti in camorcanna e nei pavimenti, oltre alla criticità dell’arco d’accesso privo di catena. La committenza privata, richiedeva il rapido ripristino delle condizioni di sicurezza e funzionalità, preservando la continuità d’uso ricettivo e l’integrità degli apparati storici e decorativi.
Intervento
L’impresa ha operato in meno di 180 giorni naturali e consecutivi, con un impianto metodologico fondato su diagnosi delle vulnerabilità, progettazione di rinforzi compatibili e cantierizzazione a basso impatto. Le scelte costruttive hanno perseguito la riduzione delle spinte orizzontali, il miglioramento della coesione del “muro a sacco” e la stabilizzazione delle connessioni tra setti e spigoli. Le fasi operative principali hanno incluso: inserimento di catene metalliche all’imposta delle volte e negli spigoli; cuciture profonde e iniezioni di malta di calce per legare i due paramenti della muratura; risarcimenti localizzati (“cuci e scuci”) e scarifiche/stuccature a vista; consolidamento del terreno di fondazione, roccioso ma fessurato. Nel corpo centrale, privo per circa 35 m di muri ortogonali, è stata adottata una reticolare sommitale acciaio‑legno, posizionata tra le volte in camorcanna dell’ultimo livello e le capriate, per conferire rigidezza di piano e continuità di trasferimento delle azioni senza interferire con i pavimenti storici. La gestione del cantiere, condotta in presenza di arredi e apparati decorativi vincolati, ha privilegiato lavorazioni dall’esterno, protezioni diffuse, teli antipolvere e una sequenza operativa tale da minimizzare interferenze con la funzione ricettiva. In ambienti angusti e microclimi non controllati si sono assemblati in sito i presidi reticolari, con elementi lignei leggeri e piastre in acciaio, garantendo precisione esecutiva e compatibilità materica.
Evidenze
L’organismo strutturale della Rocca è definito dalla muratura a secco con paramenti interni ed esterni in arenaria di circa quaranta centimetri ciascuno, da setti di grande spessore ai livelli inferiori che superano i due metri, da solai voltati in pietra e controsoffitti in camorcanna, con orizzontamenti e coperture lignee. Le vulnerabilità emerse dopo il sisma, dalla rotazione della lunga parete nord‑ovest alle sconnessioni degli spigoli fino all’espulsione degli orizzontamenti, sono state affrontate con presidi metallici passanti posati in corrispondenza degli imposti e degli angoli, con cuciture profonde e iniezioni a ricomporre il comportamento monolitico della muratura, con una reticolare sommitale acciaio‑legno che ha restituito un piano di ripartizione efficace nel tratto privo di controventi ortogonali, e con risarcimenti in chiave all’intradosso delle volte dei vari livelli. La scelta dei materiali ha rispettato la compatibilità materica: arenaria coerente con i paramenti esistenti, malte di calce per leganti e stuccature, acciaio per catene e piastre, elementi lignei alleggeriti per i montaggi in quota, oltre a protettivi idonei sulle superfici esterne. Sotto il profilo architettonico, l’intervento ha restituito unitarietà cromatica e tessitura dei paramenti, ha riparato gli apparati decorativi in camorcanna e ha ripristinato la stabilità dell’arco d’accesso con tirantature interne poco invasive, preservando il giardino e il paesaggio grazie a una cantierizzazione controllata. In termini prestazionali, la struttura ha beneficiato di un incremento della stabilità globale e locale, della riduzione delle spinte non contrastate e del miglioramento della capacità portante e delle connessioni tra i setti, garantendo la continuità d’uso ricettivo con ampi spazi e la sicurezza dello svolgimento degli eventi anche in condizioni meteorologiche avverse. La qualità esecutiva si è espressa nell’integrazione tra tecniche tradizionali e soluzioni ingegneristiche puntuali, nell’attenzione al dettaglio costruttivo e nella protezione sistematica di arredi, infissi e opere d’arte, sempre nel rispetto del lessico originario.
Tecnologie e risorse impiegate
Il progetto ha coniugato tecniche consolidate del restauro strutturale con presidi innovativi e reversibili. Le cuciture profonde e le tirantature secondo i piani mediani hanno ripristinato la continuità delle murature, mentre le catene all’imposta delle volte hanno neutralizzato le spinte orizzontali. Le iniezioni consolidanti hanno migliorato l’effetto di insieme del “sacco” e il consolidamento del piano di posa su substrato roccioso fessurato ha garantito la stabilità alle nuove sollecitazioni. La reticolare sommitale acciaio‑legno, assemblata in situ con elementi leggeri e piastre in acciaio, ha conferito rigidezza di piano senza impatti su pavimenti e finiture storiche. L’operazione si è avvalsa di competenze specialistiche in ingegneria del restauro e tecnologia delle costruzioni storiche, con maestranze esperte nelle lavorazioni tradizionali e nella cantieristica in ambienti vincolati, e di un coordinamento costante con la Soprintendenza a garanzia di compatibilità formale e materica. Il controllo operativo ha previsto una pianificazione sequenziale per ridurre interferenze con la funzione ricettiva, il monitoraggio delle deformazioni e degli allineamenti nelle fasi di tirantatura e cucitura, la gestione della polvere e la protezione dei beni mediante schermature, oltre a verifiche di qualità su malte, iniezioni e presidi metallici.