architettura contemporanea

Polo Culturale San Michele degli Scalzi

Nuovo polo culturale collocato sul lungo Arno, con biblioteca e sale espositive. Un edificio ipogeo impermeabilizzato e scandito da volumi minimali.

CITTÀ
Pisa
periodo di realizzazione
2012
Il Polo Culturale San Michele degli Scalzi si colloca lungo gli argini del fiume, in prossimità del viale delle Piagge, nell’area dell’ex stabilimento Richard Ginori, adiacente al complesso ecclesiastico di San Michele degli Scalzi, attestato alla metà del XII secolo. Dal punto di vista funzionale, l’opera ospita biblioteca, grandi sale di lettura e spazi espositivi, configurandosi come infrastruttura culturale aperta alla cittadinanza, con una programmazione che valorizza anche gli ambienti recuperati dell’ex monastero (dodici sale per esposizioni temporanee). La prossimità al fiume e la quota di imposta del fabbricato, di circa cinque metri sotto il livello medio dell’Arno, comportò la rinuncia dell’azienda originariamente aggiudicataria del bando, cui l’Impresa Gasperi subentrò in quanto seconda nella gara d’appalto. La necessità di dover operare in questo contesto definì da subito il quadro programmatico e operativo: governare le pressioni idrostatiche, assicurare la durabilità dell’interrato e garantire continuità di esercizio in un contesto idraulicamente sensibile.

Intervento

L’azione di cantiere è stata organizzata per fasi serrate e strettamente vincolate alla gestione dell’acqua. Fin dalle prime operazioni di scavo, la presenza di falda affiorante ha imposto l’adozione di un sistema di pompaggio continuo con ridondanza energetica, mantenuto 24 ore su 24, mediante gruppi elettrogeni di sicurezza, al fine di garantire condizioni asciutte e controllate nei momenti critici di getto. La fondazione e il primo impalcato sono stati eseguiti in tempi rapidi all’interno di una finestra meteorologica asciutta, con l’obiettivo di incrementare la massa strutturale e contrastare efficacemente la contro spinta idrostatica. È stata realizzata una membrana bentonitica continua e un drenaggio dedicato, configurando una vera e propria capsula impermeabile che avvolge l’interrato e prosegue fino alla quota zero, riducendo le discontinuità e le vulnerabilità ai fenomeni di infiltrazione. Il controllo del rischio ha integrato monitoraggi piezometrici, sequenziamento dei getti, verifica della risposta della “scatola” strutturale nelle fasi transitorie. In elevazione, l’edificio adotta un lessico di forme minimali e volumi puri a sbalzo, alternando calcestruzzo armato a faccia vista e grandi superfici vetrate con padiglioni in acciaio verniciato rosso, che assolvono funzioni di comunicazione, percorrenza verticale e scala di emergenza. L’organismo architettonico è articolato da pieni e vuoti che generano ballatoi, doppi e tripli volumi e una modulazione luminosa calibrata; in sommità, un giardino pensile completa il sistema con un dispositivo paesaggistico che contribuisce alla regolazione microclimatica e alla ritenzione idrica.

Evidenze

Il sistema strutturale è costituito da setti e pilastri in cemento armato che lavorano in modo solidale come “scatola” resistente alle azioni idrostatiche e ai carichi di esercizio, distribuendo gli sforzi verso una fondazione impermeabilizzata con dettagli di risvolto e raccordo progettati per eliminare punti deboli. L’involucro valorizza un contrasto materico voluto: la brutalità controllata del calcestruzzo a vista si accosta a acciaio verniciato, laterizi e grandi superfici vetrate, restituendo un’immagine civica contemporanea coerente con la scala urbana del viale delle Piagge. Gli interni adottano pavimentazioni in resina, tra le prime applicazioni in una struttura pubblica culturale del territorio, scelte per continuità senza giunti, facilità di pulizia, resistenza all’usura e per un mix calibrato di opacità e riflettanza che favorisce un’irradiazione uniforme e un carattere percettivo immateriale. La qualità esecutiva è riconoscibile nel controllo delle tessiture del calcestruzzo, nella coerenza cromatica delle verniciature, nella dissimulazione dei dettagli impermeabili e nella cura dei nodi di incontro tra materiali eterogenei. Sul piano prestazionale, l’interrato impermeabilizzato con membrana bentonitica ospita una grande sala di lettura e garantisce continuità d’uso senza fenomeni di infiltrazione nel tempo; i vuoti e gli affacci interni modulano luce e profondità, mentre il tetto verde contribuisce all’inerzia termica e al comfort ambientale. Il sistema di piazze esterne, una superiore in relazione al viale e una inferiore rispetto al manto stradale, è pensato per eventi pubblici, integrando funzioni civiche con la struttura museale ed espositiva del centro.

Tecnologie e risorse impiegate

La complessità tecnica dell’opera risiede nell’insieme di soluzioni integrate per il controllo dell’acqua: drenaggi bentonitici, membrane impermeabili continue, dispositivi di pompaggio con ridondanza e cantierizzazione in finestra climatica ottimale, affiancati da monitoraggi piezometrici e verifiche in opera della tenuta dell’involucro interrato. Le competenze specialistiche hanno coinvolto ingegneria geotecnica e idraulica per la definizione dei dettagli sottofalda, ingegneria strutturale per la progettazione della scatola rigida e delle connessioni, direzione lavori orientata alla prevenzione del rischio idrostatico e maestranze qualificate sui getti massivi, sulle finiture a vista e sulle resinature. La gestione dei processi ha previsto tracciabilità delle fasi e dei materiali, controllo delle prestazioni superficiali delle resine, taratura dei sistemi di drenaggio del tetto verde e dei lamierati di protezione, nonché continuità operativa garantita da sistemi energetici di backup.