Restaurare un edificio storico significa anche saperlo interrogare, leggendo nella sua stratigrafia ciò che il tempo ha sedimentato e nascosto. È quanto sta accadendo nel cantiere di Palazzo Saladini Pilastri, ad Ascoli Piceno, dove l’intervento di riqualificazione del palazzo ha riportato alla luce un ciclo di affreschi dedicato a Sant’Emidio, patrono della città, custodito per anni sotto l’intonaco di una sala di circa 80 metri quadrati. Pareti, soffitto e lunette restituiscono oggi una decorazione pittorica più ricca e articolata di quanto le prime indagini lasciassero immaginare.
Inoltre, nel lavoro di rimozione della carta da parati in altri quattro locali sul fronte verso corso Mazzini, sono affiorate ulteriori testimonianze pittoriche, testimonianza di una memoria decorativa dell’edificio che continua a sorprendere.
Il professor Stefano Papetti, docente di Museologia e Restauro presso l’Università degli Studi di Camerino e curatore scientifico delle Collezioni Comunali di Ascoli Piceno, ipotizza una datazione agli inizi del Settecento, in coincidenza con la ripresa del culto per Sant’Emidio dopo il terremoto del 1703. Con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, sono già stati avviati i lavori di restauro conservativo del ciclo, le cui condizioni permettono un recupero integro e fedele all’originale.
È tra la precisione tecnica richiesta da un cantiere di riqualificazione e la cura necessaria a preservare ciò che la storia ci ha tramandato, che riconosciamo il senso più autentico del nostro lavoro. Un sapere fatto di misura e discernimento, che accompagna ogni fase del nostro intervento, restando fedeli a quanto ciascun manufatto ha da raccontare.